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Gli Iblei Catanesi

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Vizzini - La Curizia



 

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Militello


 


 

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Chiesa S. Giovanni



 

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Cannoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Grammichele - Chiesa Madre

 

 

 

 

 

 

 IL PAESAGGIO

Milioni di anni fa, molto prima che nascesse l'Etna, un espandimento di lava al di sotto del fondo del mare interesso' l'attuale zona dei Monti Iblei. Poi il fondo si sollevo', emerse e mise a nudo ampie distese di basalto lavico, frammiste ad aree di materiale calcareo. Cosi', viaggiando attraverso gli Iblei, ci si imbatte in distese dall'aspetto inconfondibilmente vulcanico, anche se mai vi furono dei veri e propri crateri esplosivi o eruttivi, come succede piu' comunemente. La tonalita' della pietra differenzia pero' questa lava da quella etnea: rossiccia, talvolta violacea quella iblea, grigia, talvolta nera, quella del Mongibello.
Gli Iblei si presentano come un ampio tavolato dalla sommita' poco o nulla accentuata, incavato da profonde e tortuose valli, ricche di acqua. I centri abitati sorgono sulla parte sommitale del tavolato e non nelle cave, troppo ripide e strette, ribaltando cosi' la consuetudine dell'abitato che sorge a valle, ai piedi del monte.


LA STORIA, L'ARCHITETTURA

Sugli Iblei si trovano due importanti citta' demaniali, Mineo e Vizzini e cinque feudali, non meno prestigiose, tanto che i facoltosi feudatari che ne portavano il nome, non potevano fare a meno di disporre di ricche dimore a Palermo o nei suoi pressi. Principi di Scordia, marchesi di Militello, marchesi di Licodia, sono gli altisonanti titoli di cui si fregiarono nei secoli le famiglie Branciforti, Santapau e Ruffo. I Gravina furono principi di Palagonia. Grammichele fu fondata e disegnata personalmente da Carlo Maria Carafa Branciforti, dopo la distruzione della sua sfortunata Occhiola', a seguito del terremoto del 1693.l territorio di Mineo e della vicina Palagonia vive del ricordo del mito dei fratelli Palici, divinita' sicule adorate in tutta la Sicilia Orientale. Nell'area sono visitabili i resti dell'antico santuario, in un contesto ambientale di grande suggestione, presso l'omonima Rocchicella.


ESCURSIONI NATURALISTICHE

Chi vuole passare qualche ora a contatto della natura puo' recarsi, uscendo da Vizzini, sulle sponde del Lago Dirillo, lungo e limpido specchio d'acqua, ottenuto per sbarramento dell'omonimo fiume. Dalle campagne di Scordia e' possibile raggiungere il torrente Ossena, scoprendone le inattese cascatelle, fra colline dall'aspetto straordinariamente alpestre. Belle passeggiate possono inoltre essere compiute nel territorio di Mineo, per raggiungere la cima di Monte Catalfaro, dove peraltro emergono resti di un antico fortilizio, e nei dintorni dei Castelli di Serravalle e Mongialino. Merita infine visitare il Vallone del Loddiero, sul cui fondo un'antica mulattiera congiungeva Militello e Scordia.


ITINERARI ENOGASTRONOMICI

Arance rosse e "tarocco", carciofi, ortaggi, verdure selvatiche, sono gli alimenti da cercare nelle contrade iblee. Notevole la tradizione culinaria legata all'uso della carne di maiale ed alle svariate pietanze che se ne possono ricavare. Tutte le cittadine dispongono di eccellenti pasticcerie, che adoperano con maestria la locale ricotta, con cui si preparano cannoli, cassate e ravioli. Speciale la mostarda di fichidindia di Militello, che talvolta ingloba frammenti di mandorle, mentre ancora mandorle e fichi secchi, tritati e amalgamati riempiono dei cestinetti di glassa, che prendono il nome di "cassatiddini".


Scordia

(m. 150, ab. 17.100) e Palagonia (m. 200, ab. 16.700), come palesemente denunciato dal rilevante numero di abitanti, sono cittadine che hanno visto un corposo incremento demografico. Questo fenomeno raramente si associa ad una crescita armoniosa di un centro abitato.

 

Militello in Val di Catania

(m. 413, ab. 9.500) citta' di probabile fondazione romana e poi per secoli feudale, fu possesso dei Cammarana, dei Barresi e infine dei Branciforti con il titolo di marchese. Costoro dotarono Militello di un castello e impreziosirono il centro storico di numerosi pregevoli edifici sia civili, sia religiosi. Il Museo di Arte Sacra presso S. Nicolo', la Chiesa Madre e quelle di S. Maria la Stella, della Madonna della Catena, di S. Antonio e di S. Benedetto, impongono una sosta e una visita. Massima e' la suggestione nel ritrovarsi davanti alla Chiesa di S. Maria la Vetere, cinquecentesca, recentemente restaurata e posta in posizione decentrata, sul margine del Vallone del Loddiero. Militello e' stata di recente inserita dall'Unesco fra gli otto centri siciliani patrimonio dell'umanita' per i suoi edifici barocchi.


Mineo

(m. 760, ab. 19.850) e' un'antica citta' le cui origini precedono l'arrivo dei greci in Sicilia. Era forse nativo di Mineo l'ultimo principe siculo, Ducezio, che nel V sec. a.C. compi' l'estremo tentativo di affrancare le sue genti dal predominio greco, unendo in una lega tutte le citta' sicule della Sicilia Orientale. Sono di Mineo lo scrittore scomparso Luigi Capuana ed il contemporaneo Giuseppe Bonaviri. Una cittadina quindi dalle forti tradizioni storiche e culturali, che conserva nel suo pregevole centro storico alcuni importanti edifici civili ed ecclesiastici.

 

Grammichele

(m. 520, ab. 14.240) nacque subito dopo il terribile terremoto del 1693, in sostituzione della distrutta Occhiola', per opera del suo illuminato feudatario, Carlo Maria Carafa Branciforti, principe di Butera. Questi dimostro' intelligenti doti di urbanista e profuse grande dovizia di mezzi materiali e finanziari per lasciare un abitato caratterizzato da una perfetta simmetria esagonale. Offre un piccolo Museo Archeologico.

 

Vizzini

(m. 586, ab. 8.600) fu citta' prevalentemente demaniale e vanta la nascita del grande scrittore verista Giovanni Verga. Da visitare il nucleo piu' antico dell'abitato, posto sul piu' occidentale dei due colli e la Chiesa Madre. Poi, appena fuori dal centro, l'antico quartiere dei conciatori di pelle, la "Cunziria", ubicato nei pressi di un vallone ricco d'acqua e costruito in conci di pietra lavica dalle calde tonalita' rosso violacee.


Licodia Eubea

(m. 600, ab. 3.100), infeudata per secoli ai Santapau, conserva i resti di un castello medievale ed offre un Museo Archeologico recentemente aperto. I turisti irriducibili possono cercare nel suo territorio la Grotta dei Santi, minuscolo oratorio campestre, con sepolture e affreschi murali.