Oggi 19/08/2017 ore 22:41

Turismo CataniaIl Territorio I 58 Comuni

Scheda informativa del Comune di Gravina di Catania


Comune di Gravina di Catania

Altre informazioni

  • Viabilità e collegamenti:

    Autostrada A 18 CT - ME uscita San Gregorio, direzione Gravina di Catania.

  • Altezza s. l. m.:

    340 metri.

  • Distanza da Catania:

    8 km.

  • Abitanti:

    30.000 (denominati gravinesi).
    Dati censimento 2001

Origini e storia


Il primo toponimo di Gravina fu quello di “Li Plachi” ovvero territorio “della pianura” come attesta la più che millenaria tradizione vocale, nella quale il territorio è chiamato, derivato volgare di “Piakos”. E infatti l’esistenza nell’alta antichità di un abitato in vicinanza di Catania denominato Piakos è provato da una moneta di bronzo unica che è posseduta dal British Museum di Londra.

Gravina di Catania deve il suo nome al Principe “Girolamo Gravina” che dopo aver acquistato nel 1646, la “Terra Demaniale di Placa” riuscì a cambiarne il nome con quello di Gravina. Nel 1862 fu aggiunto "di Catania" per distinguere dall'omonimo paese in provincia di Bari (Gravina in Puglia).

L’allora Piakos doveva essere era un luogo delizioso per la caccia, per gli uliveti e per le acque, che corrono ancora sotto le lave di Gravina. La vocazione prettamente rurale del territorio si è mantenuta attraverso i secoli nonostante il sito sia stato sconvolto nel tempo da violente eruzioni vulcaniche La più antica e nota databile al 122 a.C. periodo in cui la Sicilia era sotto il dominio romano, distrusse Catania e si originò da alcuni coni vulcanici ad est del territorio della cittadina conosciuti ancora oggi come “Monti Arsi”; la più tristemente famosa e devastante quella del 1669 per la sua durata e la gravità dei danni prodotti.
A partire dagli anni ’60 una forte urbanizzazione, accelerata da un flusso migratorio di “catanesi” verso la periferia, ha contribuito a far quasi scomparire le aree coltivate e i boschi quasi ovunque estirpati per dare posto a costruzioni di vario genere, fonti certamente più redditizie e funzionali alla allora nascente società dei consumi.
Oggi Gravina di Catania non è soltanto una propaggine del Capoluogo ma è una cittadina che cerca con forza di difendere la propria identità. Nel contesto di una economica orientata verso la produzione di “servizi” è presente un ceto di intraprendenti artigiani e imprenditori che garantiscono, assieme alle tante associazioni “culturali” e “sportive” presenti sul territorio, vivacità al tessuto sociale e alla vita di relazione.


Architettura:

 

Villa Comunale, Biblioteca, Municipio della Città Vecchia e tre parchi con lussureggianti piante ornamentali. Tra i monumenti di Gravina, di particolare importanza è la Chiesa Madre dedicata a S. Antonio.
Territorio geologico naturalistico e paesaggistico:
Il Comune di Gravina di Catania, è situato su un promontorio collinare posizionato alle falde dell’Etna. La cittadina, estesa su una superficie di 5,04 Kmq, a 340 m. sul livello del mare, si allunga sull’odierna Via Antonio Gramsci, che sale verso l’Etna tra due impianti rocciosi di origine vulcanica oggi interamente edificati. L’attuale assetto urbanistico del territorio è diviso nelle “zone” dette di “Fasano”, “Centro” e “S. Paolo”.
Nei parchi cittadini, nei giardini di qualche antica casa rurale, in qualche angolo di territorio lasciato alla “forza creatrice” della natura e nello sguardo e nelle parole di qualche “vecchio pragaloto” un osservatore sensibile può ritrovare le tracce della flora paesaggistica tipica del mediterraneo, così come il senso e il valore della originaria cultura rurale che occupava da tempi antichissimi e fino “ieri” l’antico borgo denominato “terra de li plachi”.

 

Economia, artigianato, prodotti tipici:


Il fertile suolo vulcanico non poteva non prestarsi all’attività agricola: colture seminative, vigneti, oliveti, e boschi di essenze. La produzione tipica principale era quella del vino e legata a questa era un'industria che dalle vinacce estraeva alcool. Ginestra, ficodindia e mandorli colonizzavano le zone laviche.
A testimonianza di tale vocazione il ricordo dalla presenza di palmenti, frantoi e mulini e di un fiorente artigiano. Veniva praticato tra l’altro il difficile mestiere del “pozzaro” che, con tecniche allora rudimentali, scavava pozzi per la ricerca dell'acqua; e in alcune zone dal sottosuolo vulcanico si estraeva una particolare ghiaia rossa usata nell'edilizia.

 

Bibliografia:


Lamiani D., Note di arte e di storia su Gravina di Catania.