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I 58 Comuni della Provincia di Catania

 Il Comune di Bronte

Comune di

BRONTE

 

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Distanza da Catania:.  49 km.

 

Viabilità e collegamenti: Autostrada A18  CT - ME uscita Fiumefreddo

 

Altezza s. l. m.: 760 metri.

 

Abitanti: 18.512 (denominati brontesi ).

                  Dati censimento 2001

 

Origini e storia

La leggenda vuole che a fondare la cittadina sia stato il Ciclope Bronte, secondo alcuni figlio di Nettuno, secondo altri figlio di Gea (la Terra) e Urano (il Cielo). In realtà i primi abitatori della zona furono i Sicani ed i Siculi, che vi si stanziarono intorno all'VIII secolo a. C.  Il rinvenimento di reperti archeologici rivela anche la presenza di coloni greci e il passaggio degli eserciti cartaginesi, mamertini, siracusani e romani. Tra il VII e l'VIII secolo d. C. ebbero inizio le prime incursioni arabe, che sfociarono nell'occupazione dell'isola nel secolo IX. Agli Arabi si deve la coltivazione del pistacchio, ancora oggi prodotto di punta dell'economia brontese. Nell'anno 1040, Bisanzio spedì in Sicilia uno dei suoi valorosi generali, Giorgio Maniace, che riuscì a cacciare i Saraceni. La regina Margherita di Navarra, a ricordo di questa brillante vittoria della Cristianità sugli infedeli, nel 1173, fece dedicare un monastero che affidò ai Padri Benedettini. Nei secoli seguenti, dagli Svevi agli Altavilla, dagli Angioini agli Aragonesi, fino ai Viceré, fu un susseguirsi di soprusi e pesanti imposizioni fiscali. L'atto di costituzione del comune di Bronte, secondo molti storici, è datato 1535 quando Carlo V, per rendere più efficace l'esazione fiscale nelle nostre zone, riunì i 24 casali, che avevano continuato a combattersi per decenni, formando un unica università che denominò Bronte. Nel 1636 i soprusi che gli ufficiali di Randazzo esercitavano ai danni della popolazione brontese, determinarono una rivolta, capeggiata da Matteo Di Pace, ancora una volta sedata nel sangue.  Durante la dominazione borbonica, Bronte visse due avvenimenti di grande rilievo: il completamento, nell'ottobre del 1779, della costruzione del "Colleggio Capizzi" (uno dei centri culturali di maggior rilievo dell'intera isola) ed il dono, all'ammiraglio inglese Orazio Nelson, il 20 gennaio del 1800, dell'Abbazia di Maniace, da parte del re di Napoli, Ferdinando I. Nelson, venne nominato "Duca di Bronte", quale ricompensa per l'aiuto ricevuto nel corso della rivolta della Repubblica Partenopea. Nel 1860, male interpretando lo spirito che animava la spedizione di Garibaldi in Sicilia, nei primi giorni d'agosto, scoppiò a Bronte un tumulto, conclusosi con l'eccidio di "cappelli" ( i brontesi di condizione economica più agiata). Sedati i tumulti, Bixio fece intervenire su Bronte la commissione mista di guerra, per celebrare un rapido e sbrigativo processo contro coloro che venivano ritenuti i capi della rivolta, fucilati in presenza di tutta la popolazione il 9 agosto del 1860, nella piazzetta antistante la chiesa di san Vito. Questi fatti ispirarono la novella del Verga Libertà.

 

Peculiarità:

 Bronte è conosciuto in tutto il mondo per il pistacchio, denominato "oro verde". Viene utilizzato nella gastronomia locale per preparare gustosi dolci e un ottimo pesto di pistacchio.

 

Archeologia:

Archeologia e territorio, Tartaraci

 

Architettura:

 Casa Radice, Chiesa di S. Blandano, Chiesa del Sacro Cuore, Collegio Capizzi.

 

Territorio geologico, naturalistico e paesaggistico:

 Flora e fauna

 

Feste e folklore:

La settimana Santa

 

Gastronomia:

Cucina tipica di Bronte, Paste al pistacchio, Penne al pistacchio.

 

Musei, biblioteche e archivi:

Masseria Lombardo, Real Collegio Capizzi.

 

Personaggi:

Ignazio Capizzi

 

Prodotto tipico - Artigianato:

Il pistacchio

 

Indirizzi utili:

Municipio: V. Spedalieri, n. 40 tel. 0957747111.

Pro Loco: V. G. D'Annunzio, 8  - tel. 095 3206819537.

www.comune.bronte.ct.it

 

Bibliografia:

 

B. Radice, Memorie storiche di Bronte, Bronte 1928;

U. Spigo, Bronte, in G. Nenci, G. Vallet, Bibliografia topografica della colonizzazione greca nell'Italia meridionale e nelle isole tirreniche, vol. IV, Roma - Pisa 1985, pp. 198-200.