etna nord    ETNA: IL VERSANTE SETTENTRIONALE

Il versante settentrionale del Monte Etna è caratterizzato dall'imponente presenza del Cratere di Nord-Est, che domina la zona sommitale da poco meno di un secolo. Il cratere per diversi decenni è stato sede di una continua ed intensa attività stromboliana con un accrescimento costante del cono costituito da ceneri, lapilli e scorie che ad oggi è la parte più elevata del vulcano. Formatosi infatti nel 1911 a quota 3.100 m, il cratere di Nord-Est si è accresciuto lentamente, raggiugendo quasi i 3.300 di quota s.l.m. nel 1971 ed i 3.345 m alla fine del 1978. Il Cratere di Nord-Est ha avuto tra il 1957-1964 ed il 1966-1971, due lunghi periodi di lenta ma costante attività effusiva. Dopo una lunga pausa, il cratere di Nord-Est si è risvegliato nel luglio 1996 con una spettacolare eruzione durante la quale, per la prima volta nella storia delle eruzioni etnee, si è osservato un evento quanto mai singolare: la lava fuoriuscita dal fianco occidentale del cratere di Nord-est si è riversata all'interno del Cratere centrale ritornando quindi nelle viscere della terra. Il versante settentrionale è stato interessato da innumerevoli eruzioni storiche; la più importante è quella di più lunga durata che sino ad oggi è stata registrata sul vulcano, la colata del 1614-24, originatasi sotto i Monti Deserti (oggi ricoperti dalle lave del cratere di Nord-est) a quota 2.600 m sul versante settentrionale del vulcano e che il Recupero già nel secolo scorso definì "un mostro tra le eruzioni etnee". Questa colata ha creato un campo di lava composito, con spettacolari esempi di lave di tipo hawaiiano a corda, a budello, a drappeggio, che si è espanso sul versante nord su un'area di circa 24 kmq, con una lunghezza di oltre 7 km, e che dopo aver distrutto grandi estensioni di boschi di faggio e querce si è arrestata appena sotto Monte Collabasso a quota 900 s.l.m.. All'interno del campo lavico dell'eruzione del 1614-24 sono state scoperte diverse grotte vulcaniche, la più famosa delle quali è la cosiddetta Grotta del Gelo, così chiamata per la presenza perenne del ghiaccio nella parte più profonda della cavità; di grande interesse anche la Grotta dei Lamponi che si trova nei pressi del cosiddetto Passo dei Dammusi. Tra le eruzioni più recenti, invece, la più pericolosa e distruttiva è stata quella del 17-23 marzo 1981, che ha minacciato direttamente l'abitato di Randazzo e che in sole 14 ore ha interrotto le due strade provinciali, la ferrovia circumetnea e che raggiungendo la sponda destra del fiume Alcantara, si è arrestata proprio al margine del fiume. Appena sopra Piano Provenzana in corrispondenza del cosiddetto Rift di Nord-Est, una delle zone più fratturate di tutto il vulcano, sono presenti decine di coni avventizi e fratture eruttive localizzate in una fascia ampia circa un chilometro e allungata circa 3-4 km, lungo la quale sono allineati Monte Pizzillo, Monte Nero, Monte Frumento, Monte Cacciatore, Monte Timpa Rossa, Monte Corbara, i crateri Umberto e Margherita a costituire un incredibile paesaggio lunare. Il versante settentrionale presenta interessanti coperture vegetali, tra le quali la pineta Ragabo (o di Linguaglossa), la più estesa dell'Etna, formata per la quasi totalità da grandi esemplari di pino laricio, (l'unica conifera spontanea sul nostro vulcano), molti dei quali superano i 20 metri di altezza; o ancora le faggete di Monte Timpa Rossa e dei Monti Spagnoli, che costituiscono i boschi di faggio più meridionali d'Europa, a testimonianza e ricordo di periodi a clima più fresco dell'attuale. Così come relitti glaciali sono anche le betulle dell'Etna, che sul versante Nord-est (e in misura minore su quello Nord-ovest) formano le uniche betullete della Sicilia. Al di sopra del limite dei boschi (2.000 metri circa) sono gli astragaleti con il loro fitto apparato radicale a stabilizzare le ceneri e le sabbie vulcaniche formando le praterie d'altitudine fino a circa 2.600 metri di quota. Nei boschi non è facile vedere gli animali, sia perché la loro (peraltro alquanto motivata) paura dell'uomo rende piuttosto improbabile un incontro, sia perché l'intrico di rami, foglie e cespugli del sottobosco fa sì che gli animali più che vedersi, si sentono. Ma con un po' di attenzione non sarà difficile distinguere il rapido battere sui tronchi del picchio rosso maggiore, il canto melodioso del merlo, l'allegro e monotono verso della cincia e, in estate, l'inconfondibile verso del cuculo. Degli altri abitanti dei boschi, timidi, elusivi (e soprattutto notturni!), conigli, lepri, volpi, ghiri, istrici, ricci, etc… dovremo invece accontentarci di riconoscere le tracce.

 

etna sud      ETNA: IL VERSANTE MERIDIONALE

Il versante meridionale etneo è caratterizzato dalla presenza di diverse decine di crateri avventizi che si osservano quando, superato il centro abitato di Nicolosi, si incomincia a salire verso la parte alta del vulcano. La zona sommitale del Monte Etna rivolta verso il meridione ha subito grandi cambiamenti durante il XX secolo; attualmente alla Grande Voragine o Cratere Centrale si affiancano altri due crateri attivi: il Sud-ovest o Bocca Nuova che si è formato nel 1968 da una cavità del diametro di 8 metri, accrescendosi sino a raggiungere nel 1970 un diametro di oltre 100 metri e il Sud-est formatosi il 18 maggio del 1971, sul fianco sud-orientale del Cratere Centrale da un piccolo collasso a quota 3.050 m s.l.m.. Il giovane cratere a pozzo, denominato Sud-Est per la posizione geografica rispetto al Centrale, mostra una modesta attività sino al 1984, quando fa registrare un sensibile aumento dell'esplosività creando un tipico cono di scorie. Il cratere dal 1971 al 1999 è stato sede di diversi fenomeni sia esplosivi che eruttivi spesso con spettacolari fontane di lava, attività stromboliana ed eruzioni subterminali. Da ricordare gli episodi esplosivi del 1989-1991 e quelli dell'autunno del 1998, l'eruzione subterminale del 1999 e le 66 esplosioni del 2000 che hanno contribuito ad incrementare le dimensioni del cono del cratere di Sud-Est in altezza e larghezza di diverse decine di metri. Il versante meridionale è caratterizzato dalla presenza del cosiddetto Rift meridionale, un'area di debolezza del vulcano ampia alcuni chilometri e lungo la quale si sono aperte a più riprese diverse fratture eruttive. Così, all'interno di questa fascia si possono osservare le fratture del 1792, quella del 1892 che ha dato origine alla bottoniera dei Monti Silvestri, le fratture del 1886 e del 1910, quelle del 1983, 1984, 1985 e l'ultima recentissima frattura eruttiva dell'eruzione del luglio-agosto 2001 dalla quale sono scaturite lave che lentamente si sono dirette verso Nicolosi. Proprio nei pressi di Nicolosi si ergono i Monti Rossi, formatisi durante la tremenda eruzione del 1669, le cui colate raggiunsero la città di Catania distruggendola parzialmente e inoltrandosi in mare per oltre un chilometro. Non stupisce quindi che anche la vegetazione abbia subito gli effetti del gran numero di eruzioni antiche, recenti e recentissime che hanno interessato questo versante. E quindi qui più che in altri versanti il paesaggio vegetale è continuamente spezzato, interrotto, trasformato in un mosaico di microambienti, ognuno ad uno stadio diverso di quella colonizzazione vegetale che lentissimamente trasformerà la pietraia in un bosco. E così nere lingue di lave nude, o appena colorate da un sottile strato di licheni, attraversano boschi, ginestreti, o praterie, fino a dove, raggiunti i 2.500 metri di quota circa, ed entrati nel cosiddetto "deserto vulcanico", la copertura vegetale sparisce e restano solo sparsi e sparuti esemplari delle vere e straordinarie piante pioniere d'altitudine. Ed in questo paesaggio composito sono molti gli animali che trovano nei diversi ambienti condizioni idonee alla loro vita; e così se i boschi ospiteranno soprattutto conigli, volpi e piccoli passeriformi, nelle praterie d'alta quota troveranno rifugio lepri e coturnici, mentre le ostili pietraie saranno i luoghi preferiti dal culbianco.

 

etna est    ETNA: IL VERSANTE EST

Il versante orientale dell'Etna è caratterizzato dall'imponente depressione della Valle del Bove. A sud è limitata dalla Serra del Salifizio, che con la Montagnola (cratere del 1763), passa alla apparentemente blanda salita di Schiena dell'Asino, che conduce ai Crateri Sommitali, mentre a nord è la Serra delle Concazze a segnarne i confini. Da Monte Cagliato (1.154 m s.l.m.) si innalza la cresta settentrionale che con Monte Fontane (1.278 m di quota s.l.m.), Monte Cirasa, Monte Scorsone, Monte Rinatu, Serra delle Concazze, raggiunge i 2.847 m s.l.m. dei Pizzi Deneri, mentre sullo sfondo si possono ammirare i fumanti crateri sommitali. Possiamo osservare e riconoscere i sistemi di dicchi detti "serre" o "castelli" (Serra Giannicola grande, Serra Giannicola piccola, Serra Perciata) e gli antichi centri vulcanici di Rocca Musarra e Rocca Capre, due spuntoni di roccia che, come dei faraglioni, emergono tra le scure lave delle eruzioni del 1811 e del 1986-'87, ed i crateri avventizi di Monte Simone (formatosi durante l'eruzione del 1811) e di Monte Rittmann (formatosi nel 1987). Larga 6 km e lunga 7, questa vasta vallata a fondo piatto presenta un profilo a U, che in passato ha fatto ipotizzare una sua origine glaciale. Fino a tempi recenti è stata invece considerata una caldera, testimonianza di un violentissimo sconvolgimento che ha determinato la fine di un apparato vulcanico precedente l'Etna attuale. Questa ipotesi ha resistito a lungo, forse perché si appellava all'immaginario catastrofistico che è presente in ognuno di noi. Più realisticamente, la Valle del Bove è invece il risultato dell'attività costruttiva dei diversi apparati vulcanici avvicendatisi nell'area, e dei fenomeni erosivi, qui particolarmente attivi, che da decine di migliaia di anni hanno modellato il versante est, rendendolo quale oggi lo vediamo. La Valle del Bove risulta infatti quasi "recintata" dal rift di N-E e da quello di S-E, importanti zone di debolezza, dovute alla presenza di sistemi di faglie ancora oggi sismicamente attive (come dimostra anche l'attività attuale), che da migliaia di anni rinnovano e ringiovaniscono costantemente il paesaggio. E così gli agenti esogeni hanno potuto agire facilmente, scavando, erodendo e modellando, fino a creare un ambiente unico, arido e desolato, ma primordiale e affascinante. E se i vulcanologi riescono a leggere sulle sue ripide pareti subverticali quasi come su un libro illustrato, la storia antichissima, antica e recente del vulcano, e ricostruiscono le vicende passate interpretando l'intrico di dicchi (antiche vie di risalita del magma), neck e colate che si intersecano sulle sue pareti, per tutti gli altri "comuni mortali", si tratta del rassicurante serbatoio nel quale si riversano la maggior parte delle colate provenienti dai crateri sommitali che ne sovrastano la parete occidentale, o originate da fratture apertesi sui suoi stessi fianchi. L'elenco delle eruzioni il cui tracciato, contorto e articolato si distingue a malapena nelle sfumature di grigio e di nero di mille rivoli che si intrecciano, giustappongono e sovrappongono sul fondo della valle, è quasi infinito.