Il paesaggio vegetale del piano sopra-mediterraneo e montano-mediterraneo

 

Il paesaggio vegetale del piano sopra-mediterraneo e montano-mediterraneo

Nella fascia altitudinale, compresa tra i 1.000 m ed i 1.500 m, la vegetazione, non più di tipo mediterraneo, è caratterizzata da importanti cenosi forestali. Betulla dell'EtnaE' qui che prevalgono le pinete a Pino laricio, i betulleti a Betulla dell'Etna [foto] , le faggete ed i pioppeti a Pioppo tremulo. Nella stessa fascia climatica delle Querce caducifoglie e nell'orizzonte inferiore sono largamente diffusi i castagneti. Il Castagno [foto] (Castanea sativa), attualmente distribuito in tutta l'area mediterranea fino all'Asia minore ed al Caucaso, è originario del Vecchio Mondo ed ha avuto molta importanza nelle civiltà occidentali.Il Castagno dell'Etna Non è da escludere che, ad eccezione di alcune aree circoscritte all'Asia minore, l'albero non sia realmente "selvatico". Manca peraltro qualsiasi traccia preistorica del Castagno. Neppure gli antichi Greci ne parlano, lasciando supporre in quel periodo l'assenza della specie nei territori limitrofi. Solo nel 400 a.C. Senofonte riferisce di aver trovato in Armenia i tipici frutti del Castagno, che venivano mangiati dagli abitanti di quel territorio. E' probabile che i soldati greci abbiano portato in patria alcuni frutti iniziandone dopo la coltivazione. Alcune considerazioni fondate sull'errore di alcuni riferimenti biblici, in cui il Castagno viene probabilmente confuso con il Platano, escludono una sua origine dalla Palestina, mentre si può ipotizzare una distribuzione molto più vasta di adesso durante il Medioevo, quando era maggiore l'importanza alimentare. Arche volendo trascurare, in queste pagine, la problematica dell'indigenato del Castagno nel nostro territorio, non può però sfuggire che la specie ha rappresentato sull'Etna un elemento di primaria importanza per l'economia delle popolazioni locali, così da venire coltivata con tale cura da costituire una delle presenze più consistenti e familiari del paesaggio etneo. La specie è ben rappresentata lungo la fascia climatica delle querce caducifoglie e comunque laddove si concretizzano condizioni di suoli sufficientemente profondi ed in grado di sopperire ed attenuare le condizioni di persistente siccità nel periodo estivo. Il governo dei castagneti dell'Etna viene ancora condotto ricorrendo alla ceduazione che molte volte si rende necessaria per frenare il diffondersi delle infezioni di Endothia parasitica, agente del "mal del Castagno". Questi interventi colturali, anche se regolati sia dalle leggi forestali che dai vigenti regolamenti del Parco dell'Etna, non consentono ancora la ricostituzione di un tipo di flora più vicina alle associazioni delle foreste preesistenti. Solo nei castagneti non più sottoposti ad interventi selvicolturali si assiste a fenomeni di progressiva regressione verso gli originari tipi di foreste decidue submediterranee con Carpino nero, Ornello, Cerro ed Acero. Il castagneto viene oggi concordemente considerato una tipica cenosi forestale artificiale (facies antropica della vegetazione dei querceti) impiantata dall'uomo nei tempi passati e successivamente mantenuta fino ai nostri giorni grazie ai periodici interventi colturali. La conifera che sull'Etna esplica una rilevante funzione di specie colonizzatrice sulle vecchie colate laviche ed ha un ruolo inconfondibile nel paesaggio montano, particolarmente in taluni versanti nei quali costituisce estese foreste che occupano la fascia di vegetazione mediterraneo-montana, è il Pino laricio (Pinus laricio). La sua diffusione spontanea è particolarmente copiosa sulle colate laviche, allorché, con motivazioni non sempre fondate ed in stridente contrasto con le finalità di tutela preposte per il territorio etneo, si interviene con lavori di sbancamento e spianamento. Accade così, con una rapidità che non finisce mai di stupirci, di assistere ad una sorta di inaspettata vitalità del gigante ferito, che si manifesta con inaspettato rigoglio di centinaia di nuove plantule di Pino, che preludono, con la loro massiccia presenza, alla formazione nel tempo di un nuovo manto vegetale. Non di meno stupiscono gli esemplari che isolati od a piccoli gruppi interrompono la monotonia di estese ed aspre colate laviche, le brulle e ripide pendici di taluni conetti secondari o meglio gli esemplari secolari e maestosi svettanti nelle più belle foreste dell'Etna. L'uomo ha sempre tratto vantaggi economici dalle pinete etnee, anche attraverso il taglio esercitato sino da epoca remota. Basti ricordare che già nel lontano 400 a.C., durante l'espansione dell'impero marittimo di Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa, ricavò dal taglio di gran copia di Pini dell'Etna dell'ottimo materiale per la costruenda flotta navale siracusana. La presenza poi di particolari entità, esclusive del territorio etneo, come la endemica Betula aetnensis, suggerisce considerazioni e valutazioni scientifiche sufficienti a chiarire il significato fitogeografico di tali popolamenti etnei che con le interessanti formazioni arboree, tipiche di taluni ambienti di oltralpe, imprimono al paesaggio una particolare bellezza ed un elegante fascino. La Betulla ha sull'Etna una ben circoscritta distribuzione sul versante nord-orientale, nel piano montano fino al suo limite superiore, presente pure in qualche stazione sui versanti Ovest e Nord. Il suo carattere squisitamente pioniero è legato più che alle condizioni pedologiche, a condizioni climatiche (intensità di precipitazione, umidità, innevamento) ed in generale ad esigenze e capacità di adattamento diverse da quelle del Faggio, del Pino, delle Querce o del Pioppo tremulo. Bosco di faggio con i colori autunnaliE' per questo che la specie riesce ad assolvere ad un'importante funzione preparatrice per il successivo insediamento di vere foreste, in sostituzione della boscaglia aperta. Lungo il suo limite altitudinale inferiore sono frequenti aspetti misti di Betulle e Querce, tra cui il Cerro. Più vario e multiforme, invece, il paesaggio allorché alla Betulla si associano il Faggio ed il Pino. oppure, intorno ai 2.100 m, dove al limite superiore della vegetazione forestale rimangono solamente gli ultimi esemplari di Betulla, con portamento nano e contorto nella direzione dei venti costanti. Anche se sull'Etna il Faggio [foto] (Fagws sylvatica) non giunge a costituire quei consorzi forestali che, in altri ambienti montuosi della Sicilia assumono un ruolo di primo piano nella composizione del patrimonio boschivo dell'Isola, esso ha un vasto interesse scientifico per la peculiarità delle sparute stazioni che sull'Etna occupano l'estremo limite meridionale con questa essenza arborea. Queste faggete vengono considerate relitti del periodo oceanico del postglaciale e le frammentarie stazioni testimoniano la presenza di più vaste foreste decimate, nel tempo, dagli eventi magmatici e dall'azione antropica. La fisionomia di questa vegetazione, con un corteggio floristico molto povero e con entità delle associazioni più meridionali, è tendenzialmente molto vicina agli aspetti, più vari per numero di specie e composizione, dei Peloritani, dei Nebrodi e delle Madonie. Comunemente il sottobosco ospita: la Felce aquilina (Pteridium aquilinum), il Doronico orientale (Doronicum orientale), la Laureola (Dapbne laureola), il Clinopodio dei boschi (Clinopodium vulgare), il Camedrio comune (Teucrium cbamaedris), la Fragola comune (Fragaria vesca), l'Elleborine (Epipactis belleborine), la Cefalantera maggiore (Cepbalanzbera longifolia). Se il paesaggio vegetale della nostra fascia di vegetazione è caratterizzato dai boschi sopramediterranei e montani (a Querce, a Castagni, a Pini, a Faggi, a Betulle ed a Pioppo tremulo), non meno significative sono le formazioni dello stadio arbustivo con prevalenza di Genista aetnensis. La Ginestra dell'Etna, che nella tarda primavera si riveste di estese ed intense fioriture, è un elemento sorprendente e tipico del paesaggio etneo ed ha una distribuzione molto ampia, dai 300 m, dove appare sporadicamente mescolata allo Sparzio (Spartium junceum), sino ad oltre 1.800 m. Intorno ai 1.600 m non è raro osservare dei magnifici esemplari arborei di Ginestra, che per il loro portamento e la ricca fioritura ricordano le descrizioni di Scuderi sui boschi dell'Etna. La massiccia utilizzazione di Ginestra come legna da ardere in tutti i paesi etnei, molto in uso nel passato, ha contribuito ad arrestare sia lo sviluppo della specie sia il mantenimento dell'aspetto arbustivo, a causa dei tagli, un tempo assai frequenti ed intensi. Gli arbusteti a Ginestra dell'Etna ospitano una flora alquanto eterogenea che risente della ubicazione e della evoluzione della vegetazione e svolgono un ruolo di primaria importanza nel processo di colonizzazione delle colate laviche. Spesso, su talune di queste colate, agli arbusti di Ginestra si associano quelli di essenze boschive come: Roverella (s.l.), Cerro, Castagno, Leccio, Betulla, e Faggio. Dove invece i popolamenti di Ginestra sono alquanto diradati, il paesaggio vegetale racchiude un nutrito campionario di piante pioniere come il Romice (Rumex scutatus) o come alcuni suffrutici quali il Centranto (Centrantbus ruber), l'Elicriso (Helicbrysum italicum), la Scrofularia (Scropbularia canina). E' noto peraltro che la colonizzazione delle colate procede per stadi, sicché al primo insediamento con Alghe e Batteri, prosegue l'avvento delle specie crittogamiche, tra cui, per le vaste superfici che occupa, prevale lo Stereocaulon vesuvianum.