Adattamenti all'ambiente

 

Adattamenti all'ambiente

 L'Etna possiede due volti, due paesaggi che non potrebbero essere più contrastanti. Uno è il felice "campus aetneus" tanto esaltato dagli antichi per la sua feracità straordinaria: "i rami sono appesantiti di frutta" (Ovidio). L'altro aspetto è lo squallore delle "sciare", dei deserti di scorie laviche, nerastri e ferrigni, talora inaccessibili per secoli alla vegetazione, torridi al sole estivo, luoghi che sembrano condannati alla desolazione. Una certa uniformità del paesaggio è qua e là interrotta da sparsi cespi di piante, che nei periodi di piena fioritura accendono la vita nei siti più monotoni ed inospitali. Qui possiamo cogliere uno tra i tanti singolari aspetti delle interazioni, nella flora etnea, tra caratteri genetici e caratteri ambientali. E' il caso di una Composita del genere Senecio, in cui le condizioni di adattamento al variare dei fattori pedo?climatici, conducono la specie ad assumere gradualmente, con il progressivo aumento della quota, talune caratteristiche fenotipiche proprie delle entità alpine. Senecio dell'EtnaIl Senecio (Senecio aetnensis jan), Senecio glauco, al di sotto del limite superiore della vegetazione etnea, negli aspetti marginali inferiori dell'Astragaleto altomontano o nei suoi aspetti molto dilatati, presenta le superfici fogliari ricoperte da abbondanti cere, un margine fogliare intero od appena dentato, una succulenza più accentuata delle parti epigee, una riduzione del numero degli stomi per unità di superficie ed infine una serie di meccanismi fisiologici che conferiscono alla specie una spiccata resistenza agli stress idrici e termici. Questo polimorfismo della specie si evidenzia facilmente attraverso le indagini biometriche condotte su popolazioni del genere Senecio campionate alle quote più elevate (Senecio aetnensis), alle quote intermedie ed alle quote più basse. Con questi studi, inoltre, si può evidenziare il palese contributo dei fattori ambientali e la loro correlazione con la manifestazione di taluni caratteri fenotipici, la cui plasticità causa le diversità dei caratteri e della distribuzione altitudinale a carico delle tre distinte e certamente discutibili entità tassonomiche. Restando sul tema delle interazioni tra genotipo ed ambiente può essere interessante osservare quanto accade allorché si invertono le condizioni ambientali del Senecio aetnensis, che viene a perdere i suoi caratteri tassonomici, allorché dalla zona montana viene portato gradualmente in basso sino all'ambiente più consono agli altri popolamenti. Conseguenza dell'adattamento all'ambiente altomontano dell'Etna è uno xerofitismo (capacità di sopravvivenza in condizioni di siccità) più o meno marcato ed una tipica morfologia delle entità, riunite in associazioni vegetali altamente specializzate alle condizioni pedo?climatiche, e conseguente tendenza ad assumere lo stesso portamento pulviniforme ed alquanto spinoso, per riduzione e metamorfosi fogliare. Si realizzano in tal modo le condizioni più opportune per un efficiente resistenza al deficit tra disponibilità d'acqua dal suolo e perdita per traspirazione fogliare. Altri caratteri quali il considerevole sviluppo dell'apparato radicale volto a reperire una sufficiente quantità d'acqua dagli strati anche profondi del suolo, la notevole riduzione e l'appiattimento al suolo di tutta la porzione aerea (vegetazione a pulvini), le metamorfosi dell'apparato fogliare atte a ridurre la perdita d'acqua per traspirazione, un rigoroso controllo metabolico particolarmente specializzato nel ciclo fotosintetico e respiratorio, fanno delle piante di questo particolare ambiente etneo una ineguagliabile fonte di dati per lo studio degli adattamenti all'ambiente dei vegetali di zone aride e della loro produttività in condizioni estreme di resistenza. Sciara con fioritura di Camomilla sull'EtnaMolto spesso, purtroppo, si disattende uri atteggiamento di responsabilità e di attenzione verso un mondo vegetale che chiede soltanto di essere lasciato al posto che si è conquistato. Manca anche una forma di umiltà nel riconoscere, in barba a tutti i più sofisticati e discutibili progressi tecnici e scientifici, la nostra piccolezza alcospetto delle meraviglie che si realizzano, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, allorché le più umili essenze vegetali conquistano i loro peculiari ambienti. Grazie a questa ben celata ignoranza, vengono preferite, riservando anche grossi interessi economici e condizionando una certa moda nella scelta delle specie ornamentali, quelle entità più appariscenti e vistose. Risultato di questa scelta è la tendenza, nelle nostre ville e giardini, a riprodurre anonimi e monotoni modelli di lussureggiante vegetazione tropicale, in stridente contrasto con gli esempi di vegetazione locale, che appare insignificante ai più, ma di cui si sconosce la grande potenzialità ed il corretto significato naturalistico. Chi penserebbe di coltivare sulle falde dell'Etna il Bagolaro al posto della Araucaria, una Quercia od un Terebinto al posto di un Abete rosso, una Ginestra dell'Etna al posto di una Yucca o più semplicemente inerbire il "prato inglese" con una plebea Festuca (Festuca circummediterraneaPattzke). Questa graminacea, alquanto modesta se è vista in quella distorta ottica di un utilitarismo settorialmente limitato, forma sull'Etna anche estesi popolamenti monospecifici su pendii poco stabili, battuti dai venti e soggetti a forte erosione, esercitando una insostituibile azione colonizzatrice e stabilizzatrice. In tali ambienti, non certo tra i più ospitali, i suoi cespi, verdeggianti solo per pochi mesi l'anno, fissano il suolo e conferiscono al paesaggio vegetale di quella fascia altitudinale, riferibile alla porzione più elevata del piano di vocazione forestale od a quella inferiore dell'Astragaleto, quel tipico aspetto che trova riscontro in aspetti simili reperibili su altri rilievi dell'area mediterranea. Anche per la Festuca dell'Etna si è in grado di esaltare le correlazioni tra fenotipo ed ambiente, sottoponendo la specie a coltura in campi opportunamente irrigati. Sottoposta a queste condizioni sperimentali, la Festuca tenderà ad assumere un rigoglio vegetativo dei suoi cespi accompagnato da un drastico mutamento del ciclo biologico (totale assenza di fioritura), in conseguenza delle immutate condizioni pedologiche nonché di termo e fotoperiodismo. Attraverso quest'ultimo esempio si può facilmente intuire, ancora una volta, il ruolo esercitato dai fattori ambientali, che nel territorio in esame contribuiscono a regolare il ciclo della Festuca, conferendo, insieme alle altre specie dell'associazione vegetale del luogo, quei peculiari caratteri fisionomici a quell'assetto vegetale che racchiude una perfetta armonia ed una assoluta funzionalità in rigoroso equilibrio col circostante ambiente.