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RETTILI

Questi animali sull'Etna contano numerosi Ofidi (serpenti) dei quali è pericolosa per l'uomo solo la vipera; le altre specie di Ofidi, come del resto tutti gli altri rettili che popolano il vulcano, non sono velenosi ed anzi sono animali tutti utili perché distruttori di micromammiferi dannosi all'agricoltura. Ofidi Vipera [foto] (Vipera aspis hugyi Sching.). Lunga in media una settantina di centimetri, ha capo grosso, a forma di cuore, nettamente differenziato dal collo e col muso lievemente rivolto all'insù; gli occhi dalla caratteristica pupilla verticale di colore grigiastro chiaro. Il tronco è grosso e tozzo, con la coda corta. La colorazione è molto variabile. La tinta di fondo delle parti superiori può essere grigia più o meno chiara oppure giallastra, brunastra, rossiccia, molto scura quasi nera; anche la macchiettatura, più o meno evidente, è molto varia: di solito tra gli occhi è presente una barra scura e sulla nuca una macchia a forma di V rovesciata. Sul dorso e sulla coda si trovano 3-4 serie longitudinali, spesso disposte a zig zag, di macchie nere tondeggianti. Le parti ventrali possono essere brunastre, giallastre, rossastre, con numerose macchie grigie scure. Vive di preferenza nelle zone aperte con scarsa vegetazione, in particolare nelle sassaie, ai margini dei boschi. Attiva durante i mesi più caldi, si nutre principalmente di topi, piccoli uccelli e lucertole. Poco aggressiva, attacca solo se disturbata; le conseguenze del suo morso sono molto varie e dipendono dalle condizioni fisiche del morsicato, dalla zona del morso e dalla quantità di veleno inoculato. Il morso di una vipera lascia sulla pelle due soli puntini rossi distanti tra loro circa 1 cm, impronta dei denti del veleno. Biacco (Coluber viridiflavus carbouarius Bonap.). Lungo fino a 2 metri, ha capo nettamente distinto dal tronco, provvisto superiormente di una tagliente carena. Gli occhi sono gialli con pupilla rotonda e nera, la coda è sottile e lunga. Le parti ventrali sono biancastre. Attivo di giorno, vive nei luoghi aridi, nei boschi e lungo le sponde dei torrenti; si nutre di topi, lucertole, serpenti, insetti, risultando per tale motivo molto utile all'uomo. Facilmente irritabile e aggressivo, è innocuo per l'uomo. Cervone [foto] (Elaphe quatuorliueata Lacep.). Detto anche pasturavacche, può raggiungere la lunghezza di 2 m; dorsalmente è di colore bruno, con 4 strie nere longitudinali, ventralmente è giallastro. Di abitudini diurne, si nutre di piccoli mammiferi, di uccelli e delle loro uova. E' innocuo per l'uomo. Colubro leopardino [foto] (Elaphe situla L.). Lungo mediamente poco meno di 90 cm, è dorsalmente di colore giallastro con grandi macchie tondeggianti bruno-rosse circondate di nero; gli occhi sono grandi con pupilla rotonda e arancione. Ha abitudini diurne e vive sia nei boschi che nei luoghi aperti, nei luoghi molto assolati e più o meno aridi; si nutre di lucertole, piccoli mammiferi, di uccelli ed anche di uova. E' innocuo per l'uomo. Biscia dal collare [foto] (Natrix natrix sicula Cuv.). Lunga in media circa 1 metro, ha il capo ben distinto dal tronco, coperto di larghe placche liscie e lucide; la pupilla è rotonda, la coda terminante in una giunta sottile. Di solito le parti dorsali hanno una tinta di fondo olivastra con macchie nere, le parti ventrali sono biancastre o giallastre; ai lati della nuca è spesso presente una sorta di collare formato da due macchie giallastre bordate di nero. Vive nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua, ove nuota con grande abilità; si nutre di piccoli pesci, rane, rospi, topi ed anche insetti. E' innocua per l'uomo. Sauri Tra le varie specie che rappresentano quest'ordine sono da ricordare: Gongilo (Chalcides ocellatus tiligugu Gmelin.). Raggiunge i 28 cm, di cui 12 spettano alla coda. Il capo è tozzo e appiattito, col muso arrotondato; il tronco, lungo e depresso è sostenuto da zampe corte e robuste. Il colore, molto vario, è di solito verdastro con due strisce longitudinali chiare e numerose piccole macchie nere col centro biancastro. Vive nei terreni sabbiosi ove scava lunghe gallerie. Ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne e si nutre di insetti. Luscengola (Chalcides chalcides Cuv.). Lunga fino a 3 5 cm, ha capo piccolo, con occhi ben sviluppati, grande bocca e muso arrotondato; il tronco è molto lungo e porta due paia di zampe ridottissime, che le conferiscono a prima vista l'aspetto di un serpentello. Il colore del corpo è vario; spesso le parti superiori e laterali sono di colore grigiastro oppure olivastro, uniforme e con strisce longitudinali brune; le parti ventrali sono uniformemente biancastre o giallastre. Vive più frequentemente nei prati ove si nutre di insetti, lombrichi e ragni. Le comuni e numerose lucertole sono rappresentate da due specie: la Podarcis wagleriana (Gist.), propria della Sicilia e che manca nel resto d'Italia, e la comunissima Podarcis sicula sicula (Ra£) che nella penisola italiana si rinviene anche nel versante tirrenico e in quello ionico a bassa quota; questa specie è frammentata in numerose razze, una delle quali (Podarcissicula ciclopica Mertens), è localizzata sull'isola Lachea, di fronte ad Acitrezza. Grandi dimensioni (fino a 50 cm) raggiunge in Sicilia il ramarro (Lacerta viridis chloronota Raf). Molto comuni sono due specie di gechi, la Tarentola mauritanica (L.), di maggiori dimensioni, e 1'Hemidactylus turcicus (L.), frequentanti le case, i muri, le rocce: essi vengono a torto temuti dall'uomo che li ritiene velenosi, mentre si tratta di animali del tutto innocui ed utili perché divoratori di insetti. Cheloni Quest'altro gruppo di rettili è presente nella zona etnea con la testuggine (Testudo bermanni robertmertensi Werm.) e la testuggine greca (Testudo graeca) che vivono anche allo stato semidomestico. ANFIBI Molto più scarsi sono gli anfibi, data la povertà di acque superficiali perenni sull'Etna. Non vi sono Urodeli (cioè tritoni e salamandre), d'altronde la presenza in Sicilia di questo gruppo di Anfibi non è stata ancora provata, ma unicamente Anuri (rane e rospi), di cui è facile vedere in primavera i lunghissimi cordoni di uova anche nelle acque che si disseccheranno con l'estate: ricorderemo anzitutto il Discoglosso (Discoglossus pictus Otth.), specie che in Italia manca nella penisola appenninica; di piccole dimensioni (5-8 cm), ha la lingua a forma di disco. La colorazione del corpo è molto varia: il dorso, grigio, brunastro o rossastro, presenta numerose macchie brune, talora riunite in strisce longitudinali. E' altresì citato per l'Etna, sebbene la sua attuale presenza richieda conferma, anche l'ululone (Bombina variegata pacbypus Bon.), graziosissimo rospetto dal ventre giallo vivo, screziato di ardesia. Dei veri rospi si trovano sull'Etna entrambe le specie italiane: il più grande rospo comune (Bufo bufo spinosus Daud.) ed il rospo verde (Bufo viridis Laur.). Una sola specie di rana vive sul vulcano etneo, nelle zone a bassa quota, la comunissima Rana esculenta (L.) che in certe località viene anche utilizzata come apprezzato alimento.