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INSETTI

Ortotteroidei Grazie alle recenti ricerche condotte da G. Fassari, che ne ha fatto oggetto della sua tesi di dottorato di ricerca, il numero di specie di questo gruppo di ordini che comprende Blattari (scarafaggi), Mantodei, Ortotteri (grilli e cavallette), Fasmodei (insetti stecco) e Dermatteri (forbicine), è pressoché raddoppiato rispetto a quanto si sapeva cinque anni fa, comprendendo oggi una ottantina di specie note per l'Etna: c'è da ritenere che ben poche scoperte in questo campo si potranno fare in avvenire. Tra i Blattari, oltre ai comuni scarafaggi antropofili, Blatta orientalis (L.) nerastra dalle ali corte, e Periplaneta americana (L.) bruna lucente dalle ali ben sviluppate che la rendono atta al volo, sono da ricordare: Polyphaga aegyptiaca (L.) di grandi dimensioni (20-27 mm), di colore bruno nerastro con il maschio depresso e con le ali ben sviluppate, con la femmina dal corpo emisferico e completamente priva di ali; Ectobius lagrecai Failla e Messina, specie alata sinora nota soltanto per l'Etna, con corpo ocraceo, lungo in media 9 mm e che vive di preferenza nella lettiera dei boschi di roverella; Pbyllodromica tyrrbeuica (Rme), piccola specie (6 mm) esclusiva della Sicilia e che vive nella lettiera. Tra i Mantodei, voraci predatori caratterizzati dalle zampe anteriori raptatorie, vanno menzionate la comune mantide religiosa (Mantis religiosa L.), l'Iris oratoria (L.) con il secondo paio di ali vivacemente colorate e la Empusa pennata (Thunb.) con il lungo pronoto gracile e sottile e col capo prolungato in un processo conico. Ma sono gli Ortotteri a richiamare l'attenzione del visitatore degli ambienti naturali, con le loro 66 specie e con popolazioni molto numerose ed attive, capaci anche di saltare e di effettuare brevi voli, viventi soprattutto sui terreni nudi, erbosi o nei cespugli. Quattro specie sull'Etna si comportano da specie montane legate alle quote medio alte; esse sono: Leptopbyes puuctatissima (Bosc.), specie europea verde punteggiata di bruno e praticamente senza ali, e Steuobotbrus lineatus (Panz.), specie eurosibirica alata, che probabilmente hanno raggiunto la Sicilia durante le glaciazioni del Quaternario; analogo è il caso di Platycleis grisea (F.) dalle lunghe ali e dalle lunghissime antenne filiformi, ed un Cbortbippus pr. mollis (Charp.); quest'ultima specie sale in alto fin fra i pulvini di spinosanto, ove è molto comune. Altre tre specie interessanti sono: il Poecilimon laevissimus (Fisch.), specie di origine balcanica piuttosto rara e localizzata sul versante settentrionale dell'Etna, dalle ali ridottissime e dai colori brillanti; l'Anuipe calabra (Costa), lunga 2-3 cm, allungata, ocracea e dalle ali ridottissime, interessante elemento relitto dell'antichissima fauna autoctona prequaternaria di Sicilia presente alle basse quote del versante occidentale; l' Uromenus riggioi (La Greca) specie endemica siciliana anch'essa di origine prequaternaria, che depone le uova nei fusti della ferina. Le altre specie sono più o meno diffuse in tutta la Sicilia e la penisola italiana e ne ricorderemo solo alcune. In primavera compare la elegantissima Acrometopa italica (Ramme), di grandi dimensioni, grigio-verde, con lunghissime antenne bianche e con zampe gracili e straordinariamente lunghe. Sulla chioma di querce e castagni si trova una cavallettina di color verde senza ali apparenti e con il pronoto molto sviluppato fin sulla base dell'addome: è la Cyrtaspisscutata (Charp.). Ai margini dei boschi e nelle radure, fra la vegetazione arbustiva, si trovano molte specie di cavallette predatrici, velocissime, grandi, dalle lunghissime zampe posteriori, quindi grandi saltatrici, e tutte con le ali ridottissime: 1'Eupbolidoptera cbabrieri bimucronata (Ramme), di color smeraldino, e le due specie di Rbacocleis di color grigiastro, R. annidata (Fieb.) e R. ueglecta (Costa). Nella lettiera di tutti i boschi sono molto comuni un grilletto nerastro privo di ali, il Mogoplistes brunues (Serv.), ed un grillo bruno variegato di scuro, anch'esso attero, la Gryllomorpha dalmatina (Oscsk.): quest'ultima vive anche sotto i sassi e nei locali umidi delle abitazioni. Le sciare, i luoghi sassosi con scarsa vegetazione, ospitano frequentemente varie specie di cavallette alate e dotate di notevole omocromia, per cui quando sono posate al suolo si mascherano'così bene che non si riescono a scorgere, ma si notano facilmente per le ali del secondo paio vivacemente colorate quando si alzano a volo perché disturbate dal passante; nell'Oedipoda miniata (Pallas), in Acrotylus iusubricus (Scopoli) ed Acrotylus patruelis (H. S.) le ali sono rosse con una fascia nera arcuata; in 0edipoda coerulesceus (L.) le ali sono azzurre con una fascia nera ed in Oedipoda fuscocincta sicula (Fieb.) le ali sono olivastre, sempre con una fascia nera arcuata. Nero come la sabbia e le ceneri del deserto vulcanico nel quale vive in gruppi spesso molto numerosi, è lo Sphiugonotus coerulans exornatus (Nedel.), dalle ali di un celeste delicato: questo è l'insetto che, come la coccinella dai 7 punti [foto] , raggiunge le quote più elevate del vulcano, fino ad oltre 3.000 metri. Numerose sono le specie di cavallette dei pascoli, fitti o radi; ne ricorderemo soltanto alcune fra le più frequenti. La piccola Pezotettixgiornai (Rossi) dalle ali ridotte a due moncherini laterali, il Calliptamus barbarus (Costa) dai femori posteriori molto robusti, il Chorthippus bruuneus (Thunb.) la più comune e diffusa cavalletta dell'Etna, la elegante Acrida ungarica mediterranea (Dirsh), di grandi dimensioni, che vive alle quote più basse e che si fa notare per la lunga testa conica. Da ricordare infine la rarissima Saga pedo (Pallas), localizzata all'estremità nord-occidentale del vulcano, uno dei più grandi insetti italiani, le cui popolazioni sono formate esclusivamente da femmine che si riproducono per partenogenesi. Dell'ordine dei Fasmodei, privi di ali, con il corpo lungo e sottile come uno stecco (ragione per cui questi insetti sono noti come "insetti stecco") e con lunghe e gracili zampe, ma lenti nei movimenti, si rinvengono il Bacillus rossius (F.) anch'esso rappresentato unicamente da femmine, e la Gonopsisgallica (Charp.). Infine l'ordine dei Dèrmatteri, comunemente chiamati "forbicine" per la presenza all'estremità dell'addome di un paio di robusti uncini che formano una pinza prensile, è rappresentato dalla comune Forficula auricularia (L.) che, contrariamente alla credenza popolare, è del tutto innocua. Eterotteri Questi insetti sono stati oggetto di studio da parte di E. Wagner che in due anni di ricerche sull'Etna ha potuto raccoglierne 196 specie. Fra queste si trovano ben 10 che per ora sono conosciute soltanto per l'Etna: Alloeotomus aetueus (Costa), Schirus micans (Harv.), Oxycareuus lougiceps (Wagner), Anthocaris castaueae (Wagner), Orthotylus siciliauus (Wagner), Platycranus hartigi (Wagner), Psallus aetnicola (Wagner), Tuponia hartigi (Wagner). Inoltre altre 5 specie sono rappresentate sull'Etna da razze particolari: Sciocoris cursitans pallidicornis (Wagner), Phyllomorpha laciniata brevissima (Wagner), Spilostethus equestrissiciliauus (Wagner), Saldula arenicola cataniaua (Wagner), Sigara uigrolineata siciliana (Wagner); di que- Lepidotteri Ropaloceri Le farfalle che volano durante il giorno ammontano sull'Etna a 63 specie (Sichel 1955, 1957, 1962) e tutte hanno una distribuzione più o meno ampia nella regione paleartica, poiché non ne esiste alcuna propria soltanto dell'Etna o endemica della Sicilia; un certo numero di queste specie sembra si possa ritenere arrivato in Sicilia durante le glaciazioni del Quaternario: Leptidea sinapis (L.), Antbocaris cardàmines (L.), Melitaea atbalia (Rott.), Clossiana euphrosyne (L.), Aglais urticae (L.), Brenthis daphne (Schiff.), Adopoea lineola (Och.), Ochlodes venata (Br. et Gr.). Di maggior significato ed interesse è la presenza sull'Etna di altre due specie che in Sicilia non si rinvengono al di fuori dell'Etna, ma che forse sono presenti anche sui Peloritani. Una specie è di origine orientale transionica, Anthocaris damone (Bois.) che in tutta Europa, oltre che sull'Etna, vive soltanto in alcune località della Grecia e in Aspromonte; l'altra specie è 1'eurosibirica Lysandra icarius (Esp.) scesa lungo l'Appennino durante le glaciazioni e quindi penetrata in Sicilia, ove si conosce l'unica stazione siciliana di questa specie presso il rifugio Citelli: è un fatto analogo a quello del già ricordato Ortottero Stenobothrus lineatus. Imenotteri Quest'ordine comprende gli insetti noti comunemente come vespe, api e formiche. Le notizie qui riportate derivano dalle ricerche in gran parte ancora inedite di V. Nobile, studioso di questo ordine di insetti e soprattutto di Apoidei. Egli ha rinvenuto finora sull'Etna 171 specie (formiche esluse) delle quali ben 141 sono costituite da Apoidei: questi Imenotteri si possono osservare con maggior facilità perché frequentano i fiori dai quali traggono polline e nettare. Fra i più vistosi ricorderemo la Xylocopa violacea (L.) di grande mole e di un bel nero-violaceo, ed i bombi, anch'essi facilmente riconoscibili per la folta e ricca pelosità da cui è ricoperto il corpo tozzo e grandetto, e per i colori da cui sono ornati: Bombus terrestris (L.), Megabombus hortorum (L.), Megabombus pasquorum siciliensis (Tkal.), Pyrobombus sicheli alticola (Kriec.). Fra le vespe non mancano il calabrone (Vespa orientalis L.), le comuni vespette del genere Polistes che fabbricano quei piccoli nidi di cartone appesi con un peduncolo, le Ammophila dall'addome lungamente peduncolato, le grandi Scolia a larghe fasce gialle e nere. Talvolta può capitare di osservare le bellissime mutille, le cui femmine attere hanno l'aspetto di formiconi vellutati dai colori ben combinati, come la Stenomutilla argentata bifasciata (Klug) e la Smicromyrme montana bicolor (Lucas).