Cirneco

Cirneco

 

Cirneco_dell_Etna.jpg    Il CIRNECO dell'ETNA

A conclusione di questa nostra veloce rassegna faunistica ci sembra opportuno menzionare il Cirneco dell'Etna [foto] ; anche se questo cane non rappresenta una razza naturale, gli antichi legami della sua storia con quella delle genti etnee ne fanno certamente un elemento ben rappresentativo del nostro vulcano. Del Cirneco così scrive Filippo Urzi: "Il Cirneco dell'Etna, appartenente al gruppo grajoide (P. Mégnin), come cane da caccia è posto tra quelli da cerca. La sua conformazione generale è quella di un subdolicomorfo il cui tronco sta nel quadrato, armonico rispttto al formato, e leggermente disarmonico rispetto ai profili. E' un cane vivace, dalla struttura leggera, di media taglia (50 cm al garrese), fornito di ottimo olfatto e di grande resistenza. Dolicocefalo con muso sottile e allungato e orecchie erette e ben rigide. Il capo, di aspetto gradevole, è sostenuto da un collo robusto, muscoloso e molto arcuato; il petto è profondo e ampio, il ventre asciutto e retratto. La coda in riposo è portata a scimitarra; il manto è di colore fulvo uniforme. Le origini di questo animale, come pure l'etimologia del suo nome, sono molto antiche e alquanto incerte. Si sa che al tempo dei Greci il Cirneco era considerato pregiatissimo e la considerazione in cui esso era tenuto è dimostrata dall'esistenza di ben 36 diversi coni di monete (dal VI al III sec. a.C.), di numerose colonie siceliote, fra cui Segesta, Erice, Mozia, Panormo, Messana, Siracusa. Particolarmente interessante per la perfetta corrispondenza delle caratteristiche somatiche con il Cirneco attuale è la raffigurazione di questo animale in una tetradracma d'argento di Segesta (V sec. a.C.). Che questo cane abbia trovato nel lontano passato condizioni favorevoli alla sua esistenza sulle pendici dell'Etna e in particolare nel versante occidentale, in quell'area avente come centro la città di Adrano, appare documentato da alcuni richiami storici. Claudio Eliano (III sec. d.C.) nella sua maggiore opera "Sulla natura degli animali" narra come circa mille cani venissero tenuti a guardia del tempio del Dio Adrano dalle sacerdotesse, e come fossero ritenuti dotati di istinto soprannaturale nel distinguere i rei dai giusti. In alcune monete adranite di epoca greca è motivo dominante un cane con orecchie aguzze e coda leggermente ricurva. Il Cirneco dell'Etna deve la sua sopravvivenza principalmente alle qualità venatorie eccellenti nella cerca sulle impervie e taglienti rocce vulcaniche dove il coniglio trova rifugio in luoghi praticamente inaccessibili ad altri cani; l'acutezza dei sensi, l'agilità, l'indole coraggiosa e la pervicacia lo rendono insostituibile in una caccia dura e difficile".