Eruzioni

Foto Etna

 

 

 

Le eruzioni etnee più significative

Fra le più di cento eruzioni etnee avvenute in tempi storici di cui si hanno delle notizie ben precise ne sono state scelte alcune per la loro importanza e/o originalità. Qui di seguito sono riportate poche righe per ogni eruzione scelta, mentre in una tabella sono stati raccolti i dati vulcanologici più interessanti. L'eruzione del 1614-24 è l'evento eruttivo più lungo verificatosi sul vulcano Etna in tempi storici, essendo durato oltre dieci anni. Si tratta di una tipica eruzione lenta che ha dato luogo ad un vastissimo campo lavico ricco di tunnel di lava, fra cui la famosa "Grotta del Gelo", e costituito quasi esclusivamente da lave a corde ("lave pahoehoe"). L'eruzione del marzo 1669 deve considerarsi come l'eruzione più importante avvenuta nell'area etnea negli ultimi secoli. Ha avuto luogo nel versante sud-orientale del vulcano, che anche a quei tempi era il più popolato. Le colate di questa eruzione hanno completamente distrutto 9 villaggi ed hanno raggiunto, dopo aver percorso 15 chilometri, la città di Catania ricoprendola parzialmente. Le lave sono quindi penetrate in mare per circa un chilometro e mezzo, con un fronte largo due chilometri. L'apparato esplosivo, i così detti "Monti Rossi", è uno dei coni secondari o parassiti più importanti dell'Etna. Durante l'eruzione del giugno 1763 si è formato un maestoso cono esplosivo, la così detta "Montagnola", che domina il medio versante meridionale etneo. L'eruzione della "Montagnola" è anomala fra le eruzioni etnee per la sua alta esplosività e per la viscosità delle sue lave che hanno dato luogo alla formazione di una colata tozza e spessa. L'evento eruttivo del 1811-12, durante il quale si è formato il Monte Simone, è molto simile all'eruzione dell'ottobre 1986-febbraio 1987. Le lave di questa eruzione hanno formato un ampio campo lavico all'interno della Valle del Bove e solo in un'occasione una colata è riuscita a varcare la soglia della Valle, attraverso il torrente Fontanelle, avvicinandosi al villaggio di Fornazzo. Le eruzioni del 1832 (Monte Nunziata) e 1843 hanno avuto luogo, a breve distanza l'una dall'altra, nel versante nord-occidentale del vulcano ed ambedue si sono molto avvicinate all'abitato di Bronte. L'eruzione del 1843 è inoltre ricordata come l'unica eruzione durante la quale si sono avute delle vittime. Una colata lavica di questa eruzione, infatti, raggiunse e ricoprì un serbatoio pieno di acqua piovana non ancora svuotato dando luogo ad un'esplosione freatica il cui materiale lanciato colpì numerosi contadini intenti a mettere in salvo dalla lava il legname di un vicino bosco. Nell'arco di 24 anni si verificarono nel medio versante meridionale dell'Etna quattro eruzioni (1883, 1886, 1892 e 1910) a quote sempre più alte e di intensità crescente. Le lave di queste eruzioni, particolarmente quelle del 1886 (Monte Gemmellaro) e 1892 (Monti Silvestri), minacciarono da vicino l'abitato di Nicolosi. L'eruzione del 1883 deve considerarsi una eruzione anomala per la sua breve durata e per la piccola quantità di materiale emesso, per questo motivo fu considerata dagli studiosi dell'epoca come un'eruzione abortita. L'eruzione del 1910 viene ricordata per la fluidità e l'alta temperatura presentata dalle sue lave: fortunatamente la corrente lavica principale di questa eruzione si fermò nelle campagne tra gli abitati di Nicolosi e Belpasso. Nel versante nord-orientale del vulcano si son verificate due classiche eruzioni laterali parossistiche nel 1911 e 1923; le colate di quest'ultima minacciarono l'abitato di Linguaglossa. L'eruzione del 1928 è stata l'eruzione più disastrosa in tempi storici. Infatti, le sue colate hanno completamente ricoperto la città di Mascali e numerosi vigneti e agrumeti del basso versante orientale dell'Etna. L'eruzione del 1950-51 è senz'altro una delle più importanti eruzioni etnee del XX secolo. Pur avendo caratteristiche di un'eruzione quieta (formazione di un vasto campo di lava) le sue colate hanno raggiunto lunghezze considerevoli (10 km) minacciando da vicino gli abitati di Milo e Fornazzo. Questo è stato possibile per la formazione di tunnel-lava e canali di lava che hanno permesso alle lave di mantenersi fluide per parecchio tempo. Questa eruzione ha avuto luogo nel versante orientale e la maggior parte delle sue colate si sono riversate nella Valle del Bove. Dopo l'eruzione del 1971, che ha interessato prima l'alto versante meridionale dell'Etna e quindi quello orientale, è iniziato uno dei periodi più attivi del vulcano. Le colate dell'eruzione del 1971 distrussero alcune abitazioni alla periferia nord di Fornazzo e ricoprirono terreni agricoli molto fertili, con vigneti, noccioleti e frutteti. Nel corso della prima fase dell'eruzione, sull'alto versante meridionale, le lave ricoprirono l'Osservatorio Vulcanologico dell'Università di Catania e la stazione di arrivo della funivia. Nell'eruzione del 1974 sono presenti due fasi eruttive distinte, separate fra di loro da una completa stasi eruttiva durata 22 giorni. Durante queste due fasi eruttive, essenzialmente esplosive, si sono formati due coni parassiti, i monti De Fiore I e II, di discrete dimensioni. Una classica eruzione parossistica è stata quella del 1981, le cui lave minacciarono molto da vicino la città di Randazzo (versante nord-occidentale). Nelle prime 24 ore di questa eruzione fu emesso il 70% della lava, valutata intorno a 30 milioni di metri cubi. Una caratteristica di questa eruzione è la lunghezza del sistema di fessure eruttive: 7,5 chilometri da quota 2.600 m a quota 1.100 m s.l.m. Anche nel corso di questa eruzione andarono distrutti numerosi ettari di terreno agricolo fertilissimo, in modo particolare vigneti. Uno dei migliori esempi di eruzione lenta è quello dell'eruzione del 1983. Questa eruzione è stata l'eruzione dei primati. Nel corso di questa eruzione, infatti, è stato effettuato per la prima volta nella storia dell'Etna un intervento di deviazione della corrente lavica principale e la costruzione di barriere di contenimento, autorizzate e finanziate dal Governo Nazionale. Per la prima volta è stata attivata, e ha funzionato 24 ore su 24, una sala operativa di Protezione Civile presso la Prefettura di Catania. Questa eruzione infine è stata l'eruzione più studiata, seguita e fotografata. Tra le eruzioni più recenti sono da menzionare due tipiche eruzioni lente: l'eruzione del 1985 e quella del 1986-87. La prima, oltre che per la sua durata (123 giorni), sarà ricordata per aver ricoperto alcuni piloni della Funivia dell'Etna, dopo ricostruita su un altro percorso. Nel corso della seconda, durata quattro mesi (dal 30 ottobre 1986 alla fine di febbraio 1987), si è formato un cono di ceneri e scorie denominato Monte Rittmann in memoria del famoso vulcanologo svizzero Prof. Alfredo Rittmann. Le lave di quest'eruzione hanno dato luogo ad un ampio campo lavico nella parte settentrionale della Valle del Bove, nella stessa area dell'eruzione del 1811, e le sue colate non sono riuscite fortunatamente a superare il limite orientale della Valle, fermandosi a quota 1.300 m s.l.m., a cinque chilometri dal punto di emissione. Nel settembre 1989, dopo una serie di violenti episodi esplosivo-effusivi presso il cratere di SE, ha avuto inizio un'eruzione parossistica nell'alto settore nord-occidentale della Valle del Bove, al limite della Valle del Leone. Questa eruzione, durata solo 11 giorni, ha dato vita a colate che hanno ricoperto la parte settentrionale e centrale della Valle del Bove, arrestandosi intorno a quota 1.100 m s.l.m. dopo aver percorso sette chilometri. La Valle del Bove è stata sede, nella sua porzione meridionale, di un'altra eruzione, iniziata il 14 dicembre 1991 e conclusasi il 30 marzo 1993, per complessivi 473 giorni di attività; un'eruzione che può essere ritenuta la più imponente di questo secolo, almeno per quanto riguarda i volumi di lava emessi: oltre trecento milioni di metri cubi in più di quindici mesi di attività. Durante questa eruzione sono stati effettuati altri esperimenti di deviazione del flusso lavico dal suo canale principale. L'ultima di queste deviazioni ha purtroppo causato il ricoprimento del piano del Trifoglietto e la distruzione del Rifugio Menza e dei faggi secolari che erano ancora presenti lungo la base meridionale della Valle. Tutto questo quando non esisteva in quel momento (maggio 1992) nessun pericolo per l'abitato di Zafferana.

 

Considerazioni conclusive

L'Etna, che fino ad oggi era conosciuto come il vulcano più alto (3.345 m s.l.m.) e più esteso (1.250 kmq) d'Europa, negli ultimi anni ha mostrato di essere tra i più attivi del mondo. Infatti, oltre a presentare un'attività quasi continua sul fondo delle voragini dei suoi crateri sommitali, è stato interessato da circa 50 eruzioni, tra terminali, subterminali e laterali. Le aree vulcaniche sono generalmente molto fertili e molto accoglienti per le loro bellezze naturali, questo fa sì che esse siano densamente coltivate e popolate. L'addensamento della popolazione pone però dei problemi di rischio vulcanico più o meno drammatici e facilmente risolvibilí a seconda dell'area presa in considerazione. Per quanto riguarda l'area etnea il pericolo maggiore è dato dall'invasione di colate di lava che possono essere anche consistenti, come quelle del 1669, e raggiungere aree densamente urbanizzate: è necessario, quindi, individuare sia le aree dove vi è maggiore probabilità di apertura di fessure eruttive, che quelle più soggette ad essere invase dalle colate di lava. Per l'area etnea sono già stati effettuati studi di questo genere e, con buona approssimazione, sono state già individuate le vie preferenziali di risalita del magma e le zone più facilmente raggiungibili dalle correnti laviche (Grafico di p. 54). E' opportuno quindi che le autorità competenti in materia diano il via a programmi di studio che permettano la realizzazione di piani particolareggiati di difesa e/o opere di prevenzione dall'invasione di colate laviche per le zone più soggette a questo tipo di rischio.

 

Tipi di eruzione

Ogni eruzione ha delle caratteristiche proprie che la distinguono dalle altre. Tenendo presente questo concetto, è stato comunque possibile classificare le eruzioni etnee in almeno quattro tipi fondamentali, in base al sito dove si manifesta l'attività eruttiva ed alla sua evoluzione. a) Le eruzioni terminali [Tav. 2.1] : quando l'attività esplosiva ed effusiva è concentrata nel Cratere Centrale e/o ai Crateri di NE e SE. Generalmente, nel corso di queste eruzioni, si assiste a delle violente manifestazioni esplosive (fontane di lava, lanci di brandelli di lava, bombe, scorie incandescenti e lapilli) accompagnate, talvolta, da trabocchi di lava, il più delle volte poco consistenti. Esempi recenti di questo tipo di eruzione sono quelli del 1964 al Cratere Centrale, del settembre 1986 al Cratere di NE e del settembre 1989 al Cratere di SE. Oltre alle sopracitate attività eruttive parossistiche, bisogna tener presente che alle bocche sommitali (Voragine Ovest o "Bocca Nuova" e Voragine Est o "Grande Voragine" del Cratere Centrale, Cratere di NE e Cratere di SL) si osserva un'attività più o meno imponente e continua di emissioni di vapore e gas o di espulsione, più o meno violenta, di cenere nera o rossiccia. Si hanno espulsioni di cenere nera (materiale lavico fresco finemente frantumato) quando si ha la colonna magmatica molto prossima alla superficie; al contrario, di cenere rossiccia (materiale lavico alterato), quando si hanno dei crolli interni, dovuti ai movimenti, il più delle volte negativi, della stessa colonna magmatica all'interno dei condotti principali. b) Le eruzioni subterminali [Tav. 2.2] : c) Le eruzioni terminali [Tav. 2.3] : d) Le eruzioni eccentriche [Tav. 2.4] : Lo studio delle eruzioni recenti in confronto con i dati vulcanologici delle precedenti attività eruttive dell'Etna hanno messo in evidenza che le eruzioni etnee possono essere ulteriormente distinte in eruzioni parossistiche o lente. Le eruzioni parossistiche sono di breve durata (giorni o settimane) ed hanno la loro massima emissione nelle prime 24 ore o dopo aver raggiunto l'acme (in genere dopo 3-4 giorni). Le colate di queste eruzioni riescono a percorrere in breve tempo lunghe distanze (7-15 chilometri), sono prevalentemente costituite da una singola e lunga corrente lavica, poco larga e relativamente poco spessa, dove si notano canali di lava, generalmente uno, di varie dimensioni. Le eruzioni lente sono di lunga durata (mesi od anni) con un'emissione dei prodotti ridotta e costante, con brevi oscillazioni in senso positivo o negativo, per quasi tutto il periodo dell'eruzione. Queste eruzioni ricoprono vaste aree e si ispessiscono considerevolmente, male colate non riescono a raggiungere lunghe distanze (al massimo 6-8 chilometri) dal punto di fuoriuscita principale del flusso lavico; generalmente, si forma un largo e vario campo lavico, a volte largo diversi chilometri, dove si nota una rete, alquanto complessa, di tunnel, canali di lava e numerose bocche effusive effimere. In genere, le eruzioni lente sono delle tipiche subterminali, mentre le parossistiche classiche laterali. Altre differenze possono essere trovate nelle proprietà fisiche: infatti la temperatura delle lave emesse durante le eruzioni lente è generalmente più bassa (al di sotto dei 1.100 °C) di quella delle eruzioni parossistiche (intorno a 1.200 °C). Mentre è esattamente l'opposto per la viscosità delle lave: più alta nelle lave delle eruzioni lente. E' chiaro comunque che esistono, anche se sono molto rare, eruzioni con caratteristiche intermedie.