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L'Anfiteatro romano

Anfiteatro romanoL'anfiteatro romano è oggi visibile in piccola parte nella centralissima piazza Stesicoro; il suo circuito esterno ricade tra le odierne via Penninello, via Neve e la chiesa di S. Biagio. La parte in vista dell'edificio, costruito con materiali lavici lungo il margine settentrionale della città romana, corrisponde ad un tratto della metà settentrionale dell'ellissi. Qui si distinguono il corridoio esterno, e il primo ordine della facciata, oltre ad un sistema di archi e volte destinati a sostenere le gradinate ed il corridoio superiore. Sono visibili anche un tratto del corridoio interno, che conduceva tramite una serie di scale alla cavea, una parte dell'arena e del suo L' anfiteatromuro di fondo. Della partizione della cavea non si sa molto, e le poche file di sedili in vista appaiono restaurate. Come negli altri edifici pubblici della Catania romana, notevole effetto decorativo era raggiunto tramite il contrasto cromatico tra i filari di blocchi di pietra lavica e gli inserti in mattoni e in marmo. La struttura poderosa e le dimensioni notevoli (m. 125 x m. 105) risultano ancora oggi evidenti: con una capienza di circa 15.000 spettatori l'anfiteatro catanese è il più grande degli edifici di questo genere costruiti in Sicilia. La sua datazione è incerta, ma sulla base della tecnica di costruzione l'edificio dovrebbe essere posteriore al teatro, ed assegnarsi ai decenni centrali del II secolo d.C. tra V e VI secolo il monumento era in tale stato di abbandono che Teodorico, allora signore della Sicilia, concesse ai Catanesi il permesso di utilizzarlo come cava di pietre da costruzione; nell'XI secolo alcuni blocchi di pietra lavica vennero reimpiegati per la costruzione della Cattedrale, e sono ancora oggi riconoscibili nel muro esterno dell’abside. Agli inizi del XVI secolo il fatto che l'edificio fosse appoggiato alle mura e potesse offrire facile accesso ai nemici spinse il senato cittadino ad ordinare la distruzione delle parti più alte; danni ulteriori furono inferti dal terremoto del 1693. Fu ancora una volta il principe di Biscari che in età moderna iniziò l'esplorazione del monumento. Nel 1904, su iniziativa del sindaco Giuseppe De Felice e ad opera dell'architetto Filadelfo Fichera, venne messa in luce la parte attualmente in vista.